Novità

Comunicato dell'Istituto storico per l’aggressione alla sede romana della CGIL


In molte occasioni la polemica in questo Paese ha fatto un uso improprio e disinvolto del termine fascista per indicare comportamenti aggressivi e violenti da qualsiasi parte provenissero, svuotando così di significato quel termine. Anche di fronte ai recenti disordini verificatisi a Roma in molti, per minimizzare l’accaduto, hanno cercato di banalizzare e di isolare tali comportamenti come l’opera deprecabile di pochi facinorosi, faticando a riconoscere la matrice fascista di quelle azioni, a definire la loro pericolosa diffusione e allontanando la necessità di intervenire con fermezza e di aggiornare la legislazione in materia.

Se però andiamo a mettere a fuoco le peculiarità di quel regime e le circostanze che ne accompagnarono la nascita, un’analisi più attenta delle tante analogie dovrebbe renderci più cauti nel sottovalutare la diffusione di questi comportamenti e dei fenomeni sociali che segnano oggi molte piazze:

·         Il fascismo introdusse nella pratica corrente la categoria della violenza politica, traendola dai sentimenti maturati nelle trincee durante la Grande Guerra

·         Le organizzazioni sindacali erano i loro primi obiettivi delle loro incursioni squadriste

·         Alimentò sempre il gusto enfatico della sfida, del gesto dimostrativo fine a se stesso, pur di contrapporsi al campo politico avverso

·         Raccolse tutto il malcontento sociale, la frustrazione diffusa tra il nazionalismo deluso per trasformarli in eversione, senza un preciso e coerente programma politico

·         I fascisti teorizzavano la loro violenza preventiva per difendere la Patria, sostenendo che lo Stato è sempre assente e incapace

·         Imprecavano contro la burocrazia statale che incombe dall’alto sui cittadini, per proporre come rimedio soluzioni autoritarie nelle mani di un capo solo

·         Per sedurre le masse i fascisti chiamavano a raccolta tutti gli scontenti all’ombra di generiche idealità, con parole come “Libertà” in cui ognuno vi riponeva le proprie diverse aspettative disattese

·         Presentavano la gazzarra squadrista come la risposta indignata del popolo all’incapacità governativa, ma definendosi sempre il partito dell’ordine

·         Il fascismo necessitava di una perenne mobilitazione, di una continua visibilità movimentista, per affermare un corso dinamico e irreversibile della storia

·         rivendicava sempre l’eccezionalità della situazione per mettere in discussione la dialettica parlamentare e per legittimare il bisogno di nuove gerarchie

Se tutto questo vi ricorda qualcosa, allora significa che la Storia non è poi così inutile.

Il fascismo si nutre di ignoranza e l’ignoranza si sconfigge con la storia e con la conoscenza.

Un Paese che ha tratto dall’esperienza storica della guerra la propria Carta fondamentale non può permettersi di veder crescere fino a 18 anni nuovi cittadini che a scuola non hanno mai sentito parlare prima di allora dei danni prodotti dal fascismo e della dura lotta antifascista che è servita per dar vita alla nostra Repubblica italiana.